Nostalgia. Storie ed espressioni di un sentimento in una mostra a Genova – Genova



Cristoforo Marzaroli, Nostalgia (esposta a Firenze nel 1865 e poi all’Esposizione universale di Parigi), 1864, gesso, Complesso monumentale della Pilotta Galleria Nazionale di Parma

Genova – Ha ispirato ritorni, dettato versi, alimentato miti, dall’antichità ai nostri giorni.
Adesso la nostalgia, sentimento declinato nelle sue forme polisemiche, dal Rinascimento a oggi, diventa il binario di un interessante viaggio espositivo a cura di Matteo Fochessati, conservatore della Wolfsoniana di Genova, in collaborazione con Anna Vyazemtseva, atteso a Genova dal 24 aprile al 1° settembre.

Nostalgia. Storie ed espressioni di un sentimento dal Rinascimento all’arte concettuale è il titolo della mostra in programma a Palazzo Ducale, un’avventura interdisciplinare che chiama a raccolta tutte le arti, dalla pittura alla scultura, dall’architettura alla fotografia, facendo dialogare epoche diverse.
Era stato l’alsaziano Johannes Hofer, giovane laureando in medicina, a identificare nel 1688 il sentimento della nostalgia, interpretata come patologia clinica. Nella sua Dissertatio medica de ΝΟΣΤΑΛΓΙΑ pubblicata a Basilea aveva classificato i malesseri fisici e psichici patiti dai soldati svizzeri durante le trasferte militari come conseguenza ed effetto della loro lontananza da casa. La definizione tedesca heimwehe rimarcava la lontananza dal proprio luogo d’origine come causa di questo stato di sofferenza fisica ed emotiva.
Questa patologia, che ci piace forse di più collegare alle due radici di origine greca, nostos (ritorno a casa) e algos (dolore) fu analizzata anche da Immanuel Kant in riferimento alle trasferte militari.


Jan II Brueghel il Giovane, Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, 1640 c., Olio su tavola, Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana

Il percorso, che parte dal Rinascimento per approdare ai giorni nostri, abbraccerà circa 120 opere, a partire dalla Dissertatio Medica de ΝΟΣΤΑΛΥΙΑ di Johannes Hofer dalla Biblioteca università di Basilea. I capolavori d’arte di Otto e Novecento si confronteranno con opere di artisti come Yves Klein, Lucio Fontana, Ettore Spalletti, fino ad arrivare ad Anish Kapoor. Sentimento ambivalente che, alla maniera di un flusso carsico, riaffiora ciclicamente riaffermandosi, nel corso della storia, in tutte le sue mutevoli forme ed espressioni, individuali e collettive, la nostalgia ha un’anima complessa. Per questo più che inquadrarla in un percorso cronologico la mostra la declina in nove sezioni tematiche che rendono più vivace il discorso interdisciplinare.

“La complessità temporale che connota la nostalgia – spiega il curatore della mostra, Matteo Fochessati – impedisce di costruire un percorso cronologico. La nostalgia fa riferimento a qualcosa accaduto nel passato e c’è sempre un corto-circuito tra presente e passato. Esiste poi una nostalgia del presente, cara a Borges, e addirittura una nostalgia del futuro”.

Le opere in mostra arriveranno a Genova da diverse istituzioni museali italiane e straniere, dal Complesso monumentale della Pilotta Galleria Nazionale di Parma, al MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto, dal Musée des Beaux-Arts di Lione a The Wolfsonian–Florida International University (The WFIU) di Miami, oltre che da alcune collezioni private.


Francesco Hayez, Ritratto di Carlo Prayer nel personaggio di Alp (Il rinnegato veneto), 1832, Olio su tela, Collezione privata

“Questa esposizione – prosegue Fochessati – ha un taglio molto “wolfsoniano” perché riflette questa poliedrica collezione nata per raccontare delle storie: la storia dei cambiamenti sociali, politici, economici, delle arti. La mostra è quindi il frutto di una stratificazione di interessi e di ricerche che ho sviluppato in questo periodo come conservatore della wolfsoniana. Ad esempio i temi dell’esotismo, la nostalgia dell’antico sono aspetti investigati in questi anni. Ho pensato che una mostra potesse svilupparsi su diversi binari che declinassero delle forme polisemiche della nostalgia. Abbraccia i personaggi simbolici e paradigmatici, da Odisseo a Demetra che piange per la perdita di Persefone, e tutti quei letterati che si sono occupati di questo sentimento, da Dante a Foscolo, da Leopardi a Mazzini”.

Il percorso sarà quindi scandito in sezioni. C’è la “nostalgia di casa” che accomuna i milioni di rifugiati – in fuga nel corso del ventesimo secolo dalle persecuzioni politiche e religiose scatenate da regimi dittatoriali – agli emigranti italiani che, tra Otto e Novecento, varcarono l’Oceano in cerca di fortuna. E c’è la “nostalgia del paradiso”, vissuto in diverse epoche nei confronti di una nuova Arcadia, luogo di origine, ma anche ambientazione di un’irrecuperabile dimensione di purezza e serenità.

In mostra non mancheranno le opere dei Futuristi, artisti decisamente agli antipodi della nostalgia, ma che talvolta cedono a questo sentimento. Genova magazzino di nostalgia, realizzata da Fortunto Depero in partenza per New York proprio da Genova, affiancherà quindi Vento di nostalgia di Tullio Crali.


Gerhard Munthe, Le figlie delle luci del Nord (Aurora Boreale), anni 1920 su disegno del 1892, arazzo cotone e lana, The Wolfsonian–Florida International University, Miami

Il percorso sfodererà capolavori come L’ Odyssée di Ingres dal Musée des Beaux-Arts di Lione, allegoria dell’Odissea, un autoritratto come Odisseo di de Chirico, Demetra in lutto per Persefone della pre-raffaellita Evelyn De Morgan, il ritratto di Leopardi di Domenico Morelli, la Servitù d’Israele di Caimi. Tra le opere d’arte antica ammireremo un Brueghel il Giovane, Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, e un dipinto rinascimentale di Benedetto Bembo, la Madonna dell’umiltà che abbellirà la sezione della nostalgia del Paradiso.
“Qui tra l’altro esporremo un tappeto di manifattura egizia del XVI secolo” anticipa Fochessati.

La nostalgia frugherà quindi nelle fotografie di Florence Henri, tra le opere di architettura come la maquette in bronzo del padiglione italiano all’Expo di Parigi del 1925 di Armando Brasini, e ancora tra i progetti di Edwin Lutyens, architetto inglese che ha progettato la Casa del Vicerè a Nuova Delhi, presenti nella sezione dedicata alla nostalgia al tempo della propaganda. La scultura si farà largo con opere di Arturo Martini e inserti di arti decorative come la Capanna per l’Agro Romano in terracotta di Duilio Cambellotti o un piatto di Giò Ponti.


Louis Auguste Gustave Doré, Il Circo di Gavarnie, 1882, acquerello su carta, Ville de Pau Musée des Beaux-Arts, Deposito del Musée Pyrénéen de Lourdes

A enfatizzare l’anima contemporanea del progetto sarà anche il tema delle migrazioni. Da Villa Mimbelli arriverà a Palazzo Ducale il dipinto Gli emigranti di Raffaello Gambogi, del 1894, a confronto con l’artista albanese Adrian Paci.
Le sezioni dedicate alla “nostalgia della felicità” e dell’infinito chiuderanno il progetto. In epoca romantica il mistero della natura, popolata nella sua immensità da arcane memorie, diventa un luogo simbolico di rievocazione di miti antichi e di indistinte rimembranze.

“Proprio in quest’ultima sezione – conclude il curatore – un dipinto di Gustave Doré e la Veduta della volta chiamata Le Chapeau du glacier des Bois e delle cime dello Chamoz di Jean-Antoine Lincke dialogheranno con l’Uovo nero di Lucio Fontana, con i Monocromi di Spalletti e di Yves Klein e con Le stelle, bronzo di Arturo Martini, dove alcuni personaggi rivolgono il loro viso al cielo”.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo di Electa nel quale alcuni studiosi affrontano la nostalgia attraverso chiavi di lettura di altre discipline, tra storia, sociologia, letteratura.



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