Rubens e Genova. Sulle tracce di una storia d’amore – Genova



Peter Paul Rubens, Violante Maria Spinola Serra, 1606-1607 circa, Olio su tela, 105 x 150 cm © The Faringdon Collection Trust, Buscot Park, Oxfordshire

Genova – Nel 1622 Pieter Paul Rubens dava alle stampe ad Anversa il volume Palazzi di Genova, un’antologia illustrata delle più belle dimore della città nel suo momento di maggiore splendore. Negli anni precedenti, l’artista fiammingo aveva visitato più volte la Superba al seguito del duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga, per il quale lavorava. Aveva così avuto modo di apprezzare tesori e bellezze di una delle capitali economiche e finanziarie dell’Europa di allora, intrecciando rapporti con influenti personaggi dell’aristocrazia e lasciando in città dipinti memorabili.
 
A 400 anni dall’omaggio di Rubens, Genova contraccambia con una grande mostra a Palazzo Ducale. A cura degli storici dell’arte Anna Orlando e Nils Buttner, fino al 22 gennaio 2023 Rubens e i Palazzi di Genova presenterà al pubblico oltre 100 opere appartenenti a collezioni italiane e internazionali, da scoprire insieme ai capolavori conservati in città in un itinerario diffuso tra chiese, palazzi e musei. “Un evento di respiro davvero internazionale, che ha visto la partecipazione di studiosi, università e istituzioni museali fiamminghe, tedesche e genovesi”, ha spiegato Buttner. Grazie a questo importante lavoro di ricerca preliminare, l’esposizione offre stuzzicanti novità intorno ad alcuni capolavori dell’artista di Anversa, ma soprattutto “punta a emozionare i visitatori restituendo il senso di meraviglia che Rubens provò arrivando a Genova”, racconta Orlando.


Palazzo Spinola Doria, dal volume Palazzi di Genova di Pieter Paul Rubens, 1622. Incisione attribuita a Nicolaes Rijckmans sotto la supervisione di Pieter Paul Rubens. Rijksmuseum, Amsterdam

“Questa operetta farà fede al mondo della singolar affezion mia”, scriveva il pittore all’inizio di un libro che è una dichiarazione d’amore – e che sarà presto disponibile in una nuova edizione per i tipi Electa. La mostra è dunque un’occasione viaggiare nel mondo di Rubens sulle ali di opere meravigliose, ma anche per guardare Genova attraverso i suoi occhi e rivivere un incontro che ha segnato la storia dell’arte europea. In concomitanza con la mostra, infatti, aprono al pubblico i Palazzi dei Rolli, sontuosi edifici cinquecenteschi che ancora raccontano il secolo d’oro della Superba: dal 14 al 16 ottobre sarà possibile ammirarli in visite condotte da giovani divulgatori, per conoscere da vicino architetture e opere d’arte (compresi alcuni Rubens inamovibili) ed entrare in contatto con la storia di una città che ha in serbo ancora molte sorprese. Sono più di 40 i siti coinvolti nell’iniziativa, tra palazzi, chiese e ville un tempo fuori dalle mura urbane, in un grande evento animato da spettacoli e concerti.


Rubens a Genova, allestimento a Palazzo Ducale. Foto Francesco Margaroli per Electa 

La grande mostra a Palazzo Ducale
Introdotta dalle parole di ammirazione che Rubens dedicò all’architettura e alla vita nella Repubblica di Genova, l’esposizione di Palazzo Ducale è un viaggio denso di bellezza e curiosità nell’universo del pittore cinquecentesco. Tra le gemme disseminate lungo il percorso figurano l’Autoritratto del pittore in prestito dalla Rubenshuis di Anversa e i bozzetti (che sembrano a tutti gli effetti opere finite) per le spettacolari pale della Circoncisione e del Miracolo di Sant’Ignazio, tuttora conservate nella vicina – e bellissima – Chiesa del Gesù.


Pieter Paul Rubens, Circoncisione, 1604. Chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea, Genova I Pieter Paul Rubens, Public domain, via Wikimedia Commons

Ma la vera star della mostra è un ritratto femminile che ha lasciato in via del tutto eccezionale il Regno Unito. Se fino a poco tempo fa il Ritratto di Dama del Faringdon Collection Trust era un’immagine senza nome, gli studi condotti in occasione della mostra hanno permesso di identificarvi la gentildonna genovese Violante Maria Spinola Serra riccamente abbigliata alla moda dell’epoca. Tra le specialità di Rubens, il ritratto di corte è protagonista di un’intera sezione: il confronto con i dipinti dei colleghi autorizza a parlare di un’autentica rivoluzione in nome della fluidità e della naturalezza, un passaggio che avrebbe segnato profondamente il futuro del genere ritrattistico.

Un enigma ancora da decifrare aleggia invece attorno alla tela del Cristo risorto che appare alla Madre. Le indagini diagnostiche hanno svelato la presenza di un ulteriore dipinto nascosto sotto la sua superficie, mettendo i restauratori davanti a un dilemma: distruggere il secondo Rubens per portare alla luce il primo? Una soluzione intermedia ha permesso di mostrarne un frammento, aprendo una finestra sul mistero.


Rubens a Genova, allestimento a Palazzo Ducale. Foto Francesco Margaroli per Electa 
 
Nell’allestimento la storia dell’arte europea e quella di Genova scorrono parallele alle vicende del protagonista: opere di maestri contemporanei italiani e fiamminghi – da Frans Pourbus a Sofonisba Anguissola, fino a Luca Giordano – delineano l’affresco di un’epoca, mentre l’incontro con committenti prestigiosi come i Pallavicini e i Serra è il punto di partenza per gustosi inside nel passato della Superba e nella vita professionale del pittore. Dai soggetti sacri ai ritratti, dalle nature morte ai dipinti mitologici, ogni quadro regala uno spunto da seguire per toccare con mano la vita di Genova ai tempi di Rubens, quando Sampierdarena era un paradiso di ville e giardini e gli abiti delle gentildonne valevano quanto un galeone.


Palazzo Nicolosio Lomellino, giardino. Foto L. Zeppa

Nella Genova di Rubens per i Rolli Days
Rubens ha vent’anni quando vede Genova per la prima volta. È un colpo di fulmine. Ad affascinarlo sono la raffinatezza della cultura e dei costumi, la bellezza delle donne, le architetture. I palazzi della Superba gli appaiono eleganti, ma soprattutto moderni e ben organizzati. Ventidue anni dopo raccoglierà piante, prospetti e decorazioni in un volume dedicato ad Anversa, la sua città natale, augurandosi che il modello genovese possa essere di ispirazione per il rinnovamento del porto fiammingo, che con Genova condivide la vocazione al viaggio, ai commerci e alla finanza.
 
Dopo 400 anni gli edifici amati da Rubens sono ancora lì, pronti ad aprire le porte in occasione dei Rolli Days, l’evento che celebra i Palazzi dei Rolli, Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2006. Oggi ospitano residenze, banche, uffici pubblici e privati, ristoranti, musei, declinando al presente gli splendori del secolo d’oro. Molti si trovano sulla monumentale via Garibaldi, costruita nel Cinquecento sulla base dei canoni vitruviani allora in voga: come tante piccole Versailles, gli edifici della cosiddetta “Strada Nuova” esprimono la ricchezza e la cultura delle numerose famiglie che si spartivano il potere nell’antica Repubblica. Durante il prossimo weekend sarà possibile ammirarli – insieme a chiese, ville e altri siti storici – con la guida di divulgatori pronti a condividere segreti e curiosità sulle architetture, le opere d’arte e i personaggi che li abitarono.


Palazzo Spinola, Foto CA Alessi 

Ma che cosa sono i Rolli? Il nome fa riferimento ai registri in cui, tra il XVI e il XVII secolo, erano elencati gli edifici destinati all’ospitalità di stranieri facoltosi in visita a Genova. Diversamente da quanto potremmo aspettarci, infatti, i Palazzi dei Rolli non erano semplici residenze, bensì foresterie di lusso divise in categorie come gli attuali alberghi a tre, quattro o cinque stelle. I proprietari – nobili, banchieri o grandi mercanti – sostenevano volentieri le spese necessarie a mantenerli e aggiornarli periodicamente (pena la decadenza nella categoria inferiore), in cambio degli affari derivanti dall’incontro con principi e imprenditori in visita in città. Pare che in tutta Genova i Palazzi dei Rolli fossero più di 160, e questo basta a dare la misura della florida e dinamica economia del secolo d’oro.
 
Entrare oggi in questi edifici è un’esperienza che sollecita la mente e le emozioni: nonostante i cambi di destinazione intercorsi, ogni palazzo è uno scrigno di bellezza, un mondo di storie, suggestioni e memorie da scoprire. Uno dei fili per esplorare l’immenso giacimento dei Rolli è rappresentato naturalmente dal legame con Rubens, ma non è il solo.


Pieter Paul Rubens, Giovan Carlo Doria,1606, Olio su tela, 188 x 265 cm Genova, Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola © Su concessione del Ministero della Cultura – Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola 

I Palazzi dei Rolli: sei gioielli da non perdere
A Palazzo Spinola, per esempio, Rubens ha lasciato il celeberrimo Ritratto di Gio Carlo Doria, un dipinto che fece prima scalpore, poi tendenza: per la prima volta un uomo d’affari si faceva rappresentare a cavallo, un privilegio fino ad allora riservato ai Reali e ai grandi condottieri. Affreschi di Luca Giordano e una strepitosa quadreria introducono alla preziosa Galleria degli Specchi settecentesca, che in occasione dei Rolli Days sarà illuminata da candele enfatizzando gli effetti ottici escogitati dai progettisti. Al XVIII secolo appartiene anche la cucina con montacarichi e ronfò a carbone, che nel suo accurato allestimento restituisce uno scorcio di vita quotidiana.
 
Percorrendo una caratteristica creuza, invece, si giunge a Villa Pallavicino delle Peschiere, un tempo fuori dal nucleo urbano e oggi sede di una società di assicurazioni. Tobia Pallavicino, monopolista nell’estrazione dell’allume nelle cave papali dopo Agostino Chigi, la volle simile alla romana Villa Farnesina. I cicli affrescati del Sole e della Luna seguono il moto reale degli astri come prescritto da Vitruvio, mentre le pareti decorate in trompe-l’oeil danno l’illusione di trovarsi in un giardino rinascimentale. Affacciandoci da una delle logge panoramiche, riviviamo l’emozione di Charles Dickens, che di qui ammirò Genova alla luce dei fuochi d’artificio nel Capodanno 1845.


Palazzo Tobia Pallavicino, Galleria Dorata 

Tornando su via Garibaldi, il Palazzo Angelo Giovanni Spinola lascia senza fiato. Se il primo padrone di casa, banchiere dell’imperatore Carlo V, fece le cose in grande, i marchesi Clavarino che lo hanno acquistato di recente ce la mettono tutta per non essere da meno. In sei anni hanno arredato i tre piani dell’edificio con mobili, accessori preziosi e opere d’arte coerenti con la sua storia. Lasciato il gigantesco salone affrescato, una sorpresa attende gli ospiti: un Rubens ritrovato con una strana storia da raccontare. Soggetto del quadro è Giovanna Spinola Pavese, elegantissima sotto un arco fiorito. Fino al 2004 si credeva che il dipinto originale fosse conservato a Bucarest, presso il National Museum of Art of Romania. Poi il colpo di scena. Le vere sembianze di Giovanna sono tramandate da questa tela di collezione privata: l’altra è una gentildonna senza nome che, apprezzato il ritratto, ne ordinò uno identico a eccezione del volto! Per confrontare le due versioni basta visitare la mostra su Rubens a Palazzo Ducale.


P. P. Rubens, Giovanna Spinola Pavese, 1604–1605 ca., olio su tela, 247×147 cm. Bucarest © The National Museum of Art of Romania 

Lavorare ogni giorno tra affreschi e stucchi d’epoca è il vostro sogno? Per i dipendenti della Camera di Commercio di Genova (Palazzo Tobia Pallavicino) e della Banca di Chiavari (Palazzo Pantaleo Spinola Gambaro) è una realtà. Anche questi saranno aperti al pubblico in occasione dei Rolli Days, con la sfarzosa Galleria Dorata di Lorenzo De Ferrari, le illusioni barocche di Domenico Piola e una nutrita quadreria fiamminga che testimonia gli stretti legami tra il Mediterraneo e i porti del Nord.


Musei di Strada Nuova – Palazzo Rosso, Sala dell’estate. Foto L. Zeppa 

L’itinerario dei Rolli si spinge fino al Settecento a Palazzo Rosso, appartenuto ai Brignole Sale e oggi tra le sedi dei Musei di Strada Nuova.  Giunta intatta fino a noi, la collezione di dipinti dei padroni di casa rispecchia il gusto dei collezionisti genovesi tra il XVI e il XVIII secolo e include alcuni monumentali ritratti di Anton Van Dyck, l’allievo favorito di Rubens. Gli affreschi di Gregorio De Ferrari per le Sale della Primavera e dell’Estate, invece, stupiscono per gli effetti tridimensionali: alzando gli occhi verso i bordi delle volte, si noterà come la pittura sconfini negli stucchi colorati senza soluzione di continuità, dando improvvisamente volume alle figure.


Appartamento delle Mezzarie, Sala della Grotta I Courtesy Comune di Genova 

La sorpresa più interessante, tuttavia, è nascosta nel mezzanino, un piccolo gioiello che invita a immaginare la vita privata dell’aristocrazia. Sistemati moglie e figli ai piani nobili, il nobile Anton Giulio II Brignole Sale curò la decorazione del proprio appartamento personale in uno spazio intimo, dai soffitti bassi, disseminato di specchi e preziose porticine orientaleggianti. La sala da pranzo riprende il topos barocco della “grotta” con decori simili a quelli – ormai perduti – del romitorio di Palazzo Colonna a Roma e statue che originariamente funzionavano come fontane. Spettacolare è la camera da letto con la scenografica alcova con drappo di stucco, il soffitto che simula un cielo stellato e il pavimento in parquet originale del Settecento, mentre la piccola sala da bagno invita al relax con affreschi a tema lacustre.
 
Per prenotare le visite dei Rolli Days, consultare l’elenco completo dei luoghi coinvolti e il programma degli eventi collaterali, il sito internet di riferimento è https://www.visitgenoa.it/rollidays-online.


Palazzo Nicolosio Lomellino. Foto C. Severino

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