Arte, con la Finanziaria il governo francese estende l’Iva del 5,5% a tutti gli scambi


La Francia mantiene e anzi estende l’Iva ridotta su tutte le transazioni di opere d’arte, battendo sul tempo l’Italia. Con l’adozione del disegno di legge della Finanziaria per il 2024, l’Assemblea nazionale ha approvato la lettura finale della legge finanziaria 2024 e ha adottato la Direttiva europea del 5 aprile 2022 utilizzando l’articolo 49.3 della Costituzione. Il governo francese ha scelto così di mantenere l’aliquota ridotta dell’Iva (la Tva) al 5,5%, applicabile sinora sulle importazioni e sulle cessioni di opere da parte degli artisti, e di estenderla a tutte le transazioni.
Così batte sul tempo altri paesi Ue recependo la Direttiva europea che prevede la possibilità di inserire le transazioni di opere d’arte tra i beni a Iva agevolata abbandonando il complesso regime Iva a margine commerciale. L’aliquota Iva del 5,5% sul prezzo totale di ogni vendita sarà in vigore dal 1 gennaio 2025.

Marion Papillon

L’azione del Comité Professionnel des Galeries d’Art

«L’estensione di questa aliquota ridotta a tutte le operazioni su opere d’arte consentirà al mercato francese di rimanere competitivo e attraente per gli artisti, ma anche di consolidare l’intero tessuto economico del settore delle arti visive» spiegano dal Comité Professionnel des Galeries d’Art. L’applicazione di un’aliquota Iva ridotta del 5,5% all’intera catena di operazioni sulle opere d’arte permette di chiarire il sistema applicabile a tutti attori dell’ecosistema, armonizzandolo. E non è un caso che molte gallerie internazionali – David Zwirner , Gagosian e White Cube, Hauser & Wirth, Mendes Wood, Stuart Shave con Modern Art , – abbiano scelto nell’ultimo anno di aprire nuove sedi a Parigi e che molte collezioni private siano finite in asta nella capitale.

Il Comité Professionnel des Galeries d’Art (CPGA), che ha lavorato particolarmente duramente per sensibilizzare le autorità politiche e pubbliche sugli impatti economici della Direttiva europea, grazie al quale si sono uniti in questa azione altre organizzazioni professionali e artisti particolarmente attenti, ha accolto con favore la gradita adozione dell’importante misura per il sistema dell’arte. “Lo dimostrano il sostegno e l’impegno politico del governo e dei parlamentari tenendo conto della portata economica del mercato dell’arte e della posta in gioco per preservare l’eccezione culturale francese” ha dichiarato Marion Papillon, presidente della CPGA. La misura sosterrà la creazione e il patrimonio artistico e consoliderà la Francia come leader nel mercato dell’arte europeo.

Chi potrà goderne

La decisione comporta “l’abolizione del regime speciale e l’armonizzazione dell’aliquota applicabile alle opere d’arte con un regime generale”, ha spiegato al The Art Newspaper Gaëlle de Saint-Pierre, responsabile della pratica nel CPGA. Questa aliquota varrà quindi per gli artisti che vendono ai galleristi, per i galleristi che vendono ai collezionisti, sempre sul mercato primario; ma anche sul secondo mercato, per il collezionismo e l’antiquariato – e quindi anche per le case d’asta. Senza dimenticare gli acquisti effettuati dai musei. “Ciò dovrebbe contribuire in particolare al rilancio degli acquisti museali. I ministeri delle Finanze e della Cultura hanno saputo cogliere i problemi e ascoltare le organizzazioni professionali, evitando una soluzione disastrosa» sottolinea Gaëlle de Saint-Pierre.
Il CPGA ha lavorato con l’economista Clare McAndrew sull’impatto economico di questa direttiva Iva sul mercato dell’arte. Il provvedimento “consolida la posizione di leadership della Francia, che già era la porta d’ingresso delle opere d’arte nell’Unione Europea, dove le aliquote Iva sono diverse, per esempio del 7 e del 19% in Germania a seconda dei termini dell’operazione. Si tratta di un’armonizzazione gradita per la Francia” conclude Gaëlle de Saint-Pierre.

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La fragilità dell’arte contemporanea francese

E del resto la Francia deve ancora lavorare molto per ridare forza ai suoi artisti. Secondo uno studio di Nathalie Moureau dell’Università Paul-Valery-Montpellier 3, sulla scena culturale contemporanea, concentrato sugli artisti attivi a partire dal 1980 e rilevando che raramente le loro opere vengono vendute per più di 100.000 dollari all’asta, rimanendo molto indietro rispetto ai colleghi americani, britannici e tedeschi. Il rapporto ha rilevato che questa generazione di artisti francesi ha anche meno probabilità di avere successo commerciale (le vendite primarie non venivano contabilizzate) e di venire artisticamente “celebrati”, il cioè erano meno visibili nelle mostre istituzionali e nelle gallerie. La docente ha concluso che “La Francia è il paese meno protezionista di altri più forti nel sistema dell’arte come Usa e Regno Unito, e solo il 52% dei suoi musei dedicano mostre ad artisti della scena francese, mentre il 77% delle mostre americane è dedicato ad artisti americani e il 70% delle mostre tedesche si concentra su artisti della scena tedesca ”. Questa misura fiscale forse darà forza anche alla produzione artistica francese. Anche in Italia l’indagine condotta nel 2022 nel report “Quanto è (ri)conosciuta l’arte italiana all’estero” realizzato da Silvia Anna Barrilà, Franco Broccardi, Maria Adelaide Marchesoni, l’autirce di quest’articolo e Irene Sanesi, ha evidenziato con anticipo la stessa fragilità nel sistema internazionale degli artisti italiani nati dopo il 1960. Ma il sistema politico non ha avuto la stessa velocità a reagire con agevolazioni fiscali. Attendiamo ora che le misure promesse nella delega fiscale rendano il sistema italiano dell’arte competitivo con i vicini paesi europei.



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