Somaya Critchlow “The Afternoon’s Darkness” a Maximillian William, Londra


Traendo ispirazione da una vasta gamma di risorse come l’anime stupro-vendetta La Belladonna della Tristezza, i dipinti di Edvard Munch, Blue Velvet di David Lynch e le stampe Disasters of War di Francisco Goya e i suoi studi sulla duchessa d’Alba. “Afternoon’s Darkness” attinge a queste risorse scelte per costruire il proprio immaginario di orrore e resurrezione, di esclusione e di creazione.

Attraverso questa mostra Critchlow continua la sua esplorazione della figura femminile al centro della pittura navigando nella percezione, nella storia e nella complessità della creazione dell’immagine. Le opere in mostra rappresentano un cambiamento, scalato fino a quelli che Critchlow chiamerebbe dipinti di “scala media più grande”, concepiti in un momento di isolamento e riflessione in una piccola città di mare durante la primavera.

Un dipinto nei riferimenti dello spettacolo Le cameriere scritto da Jean Genet, che gioca sulla domestica e sulla dicotomia padrone-schiavo. Le cameriere sono sottomesse a un lavoro noioso e ripetitivo che provoca odio per la loro padrona dominante, nel loro disprezzo si nasconde anche una fantasia per questa stessa dicotomia di sottomissione. Critchlow spesso presenta allo spettatore immagini che sono gravate dalla propria esistenza, offrendo contemporaneamente alternative autonome per le strutture di potere o persino il
possibilità di “non va bene” – proprio come le cameriere che, incapaci di sradicare la posizione che assolvono, mettono in atto l’omicidio della loro padrona.

Nel lavoro di Critchlow le immagini e le idee sono riprodotte e riformulate da una narrazione personale, intimando pensieri interiori e lasciando lo spettatore su un terreno precario. Il suo lavoro è spesso percepito come un commento sulla sessualità, la positività sessuale e, a sua volta, l’empowerment, per colpa. Sembra che ci sia la necessità di posizionare il suo lavoro come attivamente “buono” o “positivo” invece che come offerta di autonomia. Perché cosa significa essere “buoni” o “positivi” quando si tratta di raffigurazioni della figura femminile?

a Massimiliano William, Londra
fino al 19 novembre 2022



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