Veneto Banca, va in asta la seconda tranche della collezione


Dopo il record mondiale realizzato dalla scultura di Canova «Amore e Psiche» passata lo scorso febbraio di mano per oltre 1,2 milioni di euro nel primo incanto della collezione di Veneto Banca SpA, affidata alla casa d’aste romana Bonino, nei prossimi giorni la medesima casa d’asta propone un secondo appuntamento dal titolo «Meraviglie Atto II. La Gioia a Colori» nell’ambito della dismissione del patrimonio storico-artistico dell’istituto veneto in liquidazione coatta amministrativa disposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) con decreto n. 186 del 25 giugno 2017. Il 30 gennaio alle 18 saranno proposti online e al telefono i lotti da 1 a 278 e il 31, sempre alla stessa ora, dal lotto 279 al 378, entrambe le tornate hanno una base d’asta al 200% della stima minima per un totale di 7,7 milioni di euro per i 378 lotti offerti, di cui numerosi di grande rilievo (lotti 279-378). I lotti offerti rappresentano un viaggio in sei secoli di arte italiana e internazionale dal Quattrocento veneto al nostro millennio. L’incanto è il più importante dopo la vendita della collezione Tanzi nel 2019.

Guido Reni, «San Francesco»

Gli highlights

Da Veneto Banca proviene la grande maggioranza dei lotti, a partire dal dipinto inedito di Guido Reni (1575 – 1642), “San Francesco in meditazione”, olio su tela 183 x 136 cm, datato agli anni ’30 del Seicento, secondo lo specialista del pittore Daniele Benati. Confluito nell’istituto veneto in modo casuale, a seguito di una operazione finanziaria, è uno degli highlight dell’asta (lotto 302) con una base di 200.000 €. Molti conferimenti sono opere mai apparse sul mercato, anche con provenienza estera, tra queste, la “Veduta di Verona” su rame (37,6 x 41,5 cm) di Gaspard van Wittel (1653-1736) – documento della topografia storica di Verona, accompagnato da un’approfondita scheda di Laura Laureati – già passata a Sotheby’s Londra nel 2005 per 756.000 € (lotto 309) ha una base d’asta 700.000 €), “Il bimbo malato” di Luigi Nono (1850-1918), che rappresenta il vertice della pittura veneta dell’800, record mondiale per l’artista in Svezia nel 2011 (350.000 € circa), proposto con una base d’asta di 680.000 € (lotto 339); “I Musicanti (Serenata)” di Raffaello Sorbi (1844-1931), anch’esso record mondiale per l’artista con 334 milioni di lire realizzati a Sotheby’s Londra nel 1988 (lotto 344, base d’asta 120.000 €).

Luigi Nono, «Il bimbo malato»

Il Rinascimento

Nella selezione di pittura antica emergono i dipinti del Rinascimento veneto e lombardo: una “Madonna con Bambino”, tavola identificata da Mauro Lucco come l’ultima opera nota di Antonio Vivarini (1418–1484), capo di una delle principali botteghe venete del ’400 (lotto 280, base d’asta 160.000 €); “Davide con la testa di Golia” restituita da Anchise Tempestini a Rocco Marconi (1480-1529), una tavola di grande formato (78,5 x 64,8 cm), che testimonia l’espansione della lezione di Giorgione all’inizio del Cinquecento (lotto 288, base d’asta 260.000 €); una terza tavola, una “Natività” (rarissima anche per il fatto di portare il titolo in vista: «NATVS ES / REDEMPTOR / MONDI») attribuita da Mina Gregori al veronese Domenico Morone (1442-1518), sotto la quale l’indagine ai raggi infrarossi ha rivelato un ricco disegno di marca mantegnesca e belliniana sia a mano libera sia a riga e compasso (lotto 283, base d’asta 140.000 €). Ancora da ricordare la “Testa del Battista” di Francesco de’ Maineri (1460-1509), creata tra il 1502 e il 1508 forse per Ercole I d’Este, duca di Ferrara, connessa alle sperimentazioni di Leonardo da Vinci sulla anatomia.

Lucio Fontana, «Concetto Spaziale»

Il secondo nucleo fondamentale, nell’antico, è quello del primo caravaggismo romano (1610-1620). Ben due le opere di Carlo Saraceni (1579-1620), giudicate dalla critica prototipi di due tra le sue invenzioni più famose ed esemplari per la pittura europea del Seicento: “Giuditta e Oloferne” e “La Madonna del sonno” (lotto 317, 120.000 €, e lotto 299, 260.000 €). Un “San Carlo Borromeo”, realizzato intorno alla data della sua canonizzazione (1610) da una mano vicina a Orazio Borgianni, proveniente dalla collezione dei Principi Colonna prima del fidecommesso che nel 1818 ha cristallizzato la attuale celebre quadreria romana (lotto 369, 100.000 €). Una chicca è una piccola tela dalla Collezione di Edouard Safarik, che la attribuiva ad una rarissima artista, Marietta, la figlia di Tintoretto – oggi al centro della ricerca accademica sulla pittura al femminile (Lotto 293, base d’asta 50.000 €).

Damien Hirst, «Spot Painting»

Il Moderno

E poi l’800 e il ‘900 internazionali, da Toulouse-Lautrec (1864–1901) a Maurice Utrillo (lotto 318, 16.000 €), da Lucio Fontana (lotto 327, 140.000 €) a Damien Hirst (1965). Di Tolouse-Lautrec compare uno studio del suo cane (lotto 332, base d’asta 6000 €), che per la potenza iconica è stato immaginato nel design di decine di prodotti (dalle copertine dei cellulari alle borse da spiaggia!); di Hirst, uno “Spot Painting” (160 x 175,5 cm, formato raro sul mercato italiano), proveniente da Gagosian, New York (lotto 303, 800.000 €). Tante le opere di importanti autori, dell’800 e 900 tra cui Uncini, Guttuso, Tadini, Morlotti e Schifano con soggetti con paesaggi, la figure umane e astrazioni. Oltre 50 gli specialisti, da università, musei e archivi da tutto il mondo, che hanno supportato la casa d’aste nella catalogazione, tutte le opere più rilevanti sono state sottoposte ad indagini scientifiche con esiti a disposizione del pubblico.



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